Amare me

Due anni fa, amare me era l’azione più ripugnante del mondo. Avevo smesso completamente di provarci. Poi O.A. mi ha aiutata a percorrere la strada dei 12 Passi e a praticare l’astinenza, anche se non capivo cosa fosse veramente e come potesse aiutarmi. Solo dopo parecchio tempo sono riuscita a comprendere che l’astinenza è la più grande forma d’amore che io possa avere verso me stessa, un dono del Potere Superiore e la Sua Benedizione. All’inizio, come molti altri, volevo solo liberarmi dalla schiavitù di un’ossessione che mi impediva di vivere. Poi, un po’ alla volta, la lucidità acquistata grazie all’astinenza mi permise di comprendere quanto l’ostacolo più grande al mio recupero fosse la totale assenza di amore verso quella persona che guardavo allo specchio ogni mattina e non riconoscevo. E non si trattava solo di aspetto fisico, ma di qualcosa di più profondo che aveva imprigionato il mio cuore quando ero una bambina sola ed emarginata. Mi ero convinta che la solitudine, come la mancanza di cure e di protezione fossero la prova che non meritavo alcuna forma di amore. La cosa più difficile del mio percorso in O.A. è stata riuscire ad abbracciare la me-bambina e dirle che quell’amore lo meritava tutto, senza condizioni. Non sono una persona perfetta, non sono una modella e ho difficoltà a rapportarmi con il mondo esterno, ma quell’amore lo merito tutto. La malattia mi ha portato via tanto, ma non la sensibilità, la compassione verso i più deboli, la capacità di ascoltare e accettare i diversi. Questo è ciò che sono, con i miei tanti limiti e le mie paure. Eppure quell’amore lo merito tutto. Adesso, quando guardo quella persona allo specchio, un po’ stramba ma unica, sorrido e le regalo l’abbraccio che non ha mai ricevuto quando ne aveva bisogno: così, amare me diventa un po’ meno difficile.