Quarto Passo

IL QUARTO PASSO E LA SCATOLA DI DIO

Quando feci il mio quarto passo, circa tredici anni fa, ricordo che non mi sentii cambiata, il mio sponsor mi aveva passato questo elenco di domande con molta solennità, dicendomi che era felice per me perché stavo per fare “una meravigliosa scoperta del mio mondo interiore, di me stessa”.
Non potevo capire ma mi fidavo di lei e quindi cominciai a rispondere alle domande, poi, dopo circa un mese, quando non ero neanche a metà del mio quarto passo, dovetti fare un cambiamento drastico di vita e per un periodo non potei frequentare il gruppo; smisi di scrivere, c’era molta paura in me per tutto quello che mi stava succedendo e mi concentrai solo sull’astinenza, perché sentivo di non poterla perdere se volevo mantenere l’equilibrio nella mia mente e nella vita.
Però dopo circa due mesi le mie difficoltà aumentarono e fu allora che, parlando con la mia sponsor, che in tutto quel tempo aveva ascoltato amorevolmente le mie ansie, le mie paure e anche i miei dolori, lei mi chiese se stavo continuando a scrivere il tuo quarto passo. Io rimasi di pietra, balbettai qualche scusa e poi promisi di andare avanti: continuavo a pensare che in mezzo a tutte le mie difficoltà non potevo fare “bene” il quarto passo, ma decisi di farlo anche se male. 
Cominciai a rispondere alle domande senza impegno e frettolosamente, ma lo feci. Quando lo finii incontrai la mia sponsor per leggerglielo, ero nervosa perché sapevo di non averlo fatto bene, ma lessi le mie risposte scusandomi in continuazione perché mancavano dettagli e avevo scritto con errori di lessico, ma lei non disse niente, alla fine mi abbracciò e io rimasi con un senso di frustrazione e di colpa per aver fatto un pessimo lavoro. Nonostante la sensazione di vergogna per come avevo risposto, condividere cose molto personali e mai lasciate a nessuno mi portò un senso di leggerezza e sollievo e mi fece sentire meno orribile di quello che immaginavo. In fondo la mia sponsor non mi aveva abbandonato subito dopo e nei giorni successivi era ancora lì per me, mi condivise anche che tante emozioni che avevo sentito nel passato le aveva provate anche lei e mi sentii meno sola. La mia situazione di vita rimase ancora difficile e dolorosa, ma l’astinenza c’era e io anche se con fatica andavo avanti: ricominciai le riunioni fisiche e mi sentii meglio; le amiche, il contatto, la forza del gruppo mi aiutarono e trovai nuove energie per continuare a cambiare. 
Non ho percepito subito cosa fece il quarto passo dentro di me, ma dopo molto tempo, durante una riunione dove si parlava del 4 passo, mi accorsi che erano scomparsi dalla mia mente molti pensieri ossessivi e accusatori che avevo prima di OA, nei confronti sia della mia famiglia che di me stessa. Che bello rendermi conto di non avere più vecchi rancori e sensi di colpa che mi avevano accompagnato per tanti anni!!!
Questi sentimenti a volte tornano ancora, ma il programma mi aiuta a riconoscerli e ricordarmi qual è il loro posto: la scatola di Dio.

LASCIARE ANDARE IL PESO DEL PASSATO

Il mio Quarto Passo è stato un cammino percorso più volte, con persone diverse accanto a me. Persone che mi hanno guardato senza giudizio, che mi hanno sostenuta, abbracciata e che hanno accolto un pianto che a volte sembrava inconsolabile.
C’era qualcosa nella mia vita di cui provavo una vergogna profonda. Un errore che era diventato un blocco, una pietra pesantissima che, per essere trasportata, aveva bisogno di tutta la mia energia. Non riuscivo a parlarne con nessuno. Quel silenzio mi teneva ferma, bloccata nel passato, incapace di andare avanti. Soffocava ogni pensiero positivo su di me.
Fare il Quarto Passo mi ha portato, piano piano, a condividere questa parte così dolorosa. E’ accaduto qualcosa di inaspettato: lo sguardo degli altri mi ha aiutato a vedere la mia storia in modo diverso. Non più solo come un errore da condannare, ma come qualcosa nato da un momento della mia vita in cui stavo soffrendo, in cui la malattia offuscava anche la mia mente.
Per come stavo allora, per quello che avevo vissuto, forse non avevo davvero gli strumenti per fare qualcosa di diverso. Questa consapevolezza non ha cancellato quello che è successo, ma mi ha restituito qualcosa di nuovo: la possibilità di perdonarmi. Si è aperto uno spazio. Uno spazio in cui non dovevo più restare prigioniera del passato, ma potevo iniziare a costruire qualcosa di diverso. Ho capito che non si tratta di cancellare gli errori, ma di trasformarli. Di prendere l’energia che tenevano bloccata e usarla per vivere in modo nuovo.Quell’esperienza mi ha insegnato che, a volte, anche quando pensiamo di agire per amore o per fare “la cosa giusta”, possiamo comunque perderci; che il giudizio, anche verso noi stessi, chiude il cuore invece di aprirlo.
Oggi posso dire che, facendo il Quarto Passo, ho lasciato andare un peso enorme. E così ho iniziato davvero a vivere il mio presente. Con più spazio, più libertà, e anche con la possibilità di camminare nella serenità dell’affidamento.
Un giorno alla volta.