Dove sarei senza OA …

Da qualche giorno mia madre 96enne staziona su una barella presso il pronto soccorso di un ospedale di zona.
Nello stesso corridoio stazionava una donna relativamente giovane, gravemente obesa. La camiciola che danno in dotazione al pronto soccorso a malapena riusciva a coprire la parte anteriore del suo corpo, sfatto e senza forme. Le mancavano già alcune dita di un piede, segnale evidente di un diabete in stadio avanzato. Le sue enormi gambe erano fasciate perché credo non esistano in commercio calze antitrombo di una taglia che lei potesse indossare.
Mi sono ritrovata a pensare che anch’io sarei potuta diventare come lei, se non avessi incontrato il programma dei dodici passi di Overeaters Anonymous. Anch’io potrei essere in quelle condizioni o forse anche peggio se avessi scelto di lasciarmi sopraffare dalla dipendenza da cibo: una malattia subdola (alla società non dà fastidio), astuta (solo un altro pezzo di cibo non ti farà così male), mortale (una morte a tre livelli fisica, emotiva e spirituale… lenta, molto lenta).

Avevo deciso di darle una brochure informativa dell’associazione e dirle: “Quando esci da qui, vieni a un incontro, non siamo una setta, tranquilla… il nostro programma salvavita è come quello di Alcolisti Anonimi, abbiamo solo cambiato la parola alcol con la parola cibo, vieni… datti un’opportunità di recupero”.
Oggi ho portato con me la brochure che spiega che cos’è OA e con le indicazioni per le riunioni locali ma non l’ho trovata, al suo posto c’era un’altra paziente. Ho chiesto… è in terapia intensiva… un collasso…
Ho sentito dentro di me la voglia di urlare, ma non potevo. Il dolore e l’impotenza per non essere arrivata in tempo per darle una speranza mi ha molto addolorata.

Questa è una malattia che non perdona. Questa è una malattia che non guarda in faccia nessuno. Questa è una malattia che ti illude, ti ammalia con i fumi dell’eccesso, ma poi ti presenta un conto che non riesci a “pagare”: e allora, in cambio, si prende la tua esistenza.
Fisicamente ti impedisce di fare qualsiasi cosa.

Mentalmente ti stordisce e non sai più chi sei e cosa vuoi.

Spiritualmente ti svuota e ti ruba l’anima e il tuo essere non regge: l’isolamento, la vergogna e il nasconderti diventano i tuoi compagni di vita.
Sono 30 anni che frequento le stanze di Overeaters Anonymous e oggi, solo per oggi, sono salva e posso, ma soprattutto riesco a prendermi cura di mia madre in un corridoio del pronto soccorso, senza usare il cibo in eccesso come stampella per reggere il dolore e la fatica che una situazione come questa comporta.