Come affrontare la paura nel servizio

Sabato 17 maggio si è tenuto il seminario sul servizio di IGN, frutto di un’idea nata dall’ultima riunione dell’intergruppo. La formula era un po’ diversa dal solito, in quanto prevedeva di fare domande sulle paure relative al servizio, dopo aver ascoltato alcune brevi letture e tre oratori provenienti dal servizio a livello di gruppo, di intergruppo e nazionale. Tanti partecipanti, tante domande e tanti spunti di riflessione sono venuti fuori dal dibattito.
Quali sono state le domande dei nostri partecipanti? Eccone alcune.

• Come possiamo capire quando è il momento giusto per fare servizio?
• Quando passare dal servizio nel gruppo a un livello superiore?
• Come incoraggiare a fare servizio?
• Quando è il momento di incoraggiare a fare servizio?
• E per i requisiti, come regolarsi?

Le risposte sono state, come spesso succede nelle nostre condivisioni, sullo sfondo delle nostre variegate e bellissime esperienze personali, che abbiamo ascoltato raccontare soprattutto dagli oratori.

• A volte si decide di fare servizio perché ci si sente “chiamare” da un posto vacante, o da un bisogno, il più grande dei quali è che OA continui a esistere e a portare il messaggio.
• Un motivo molto importante è anche quello di voler portare avanti il proprio recupero, perché non dimentichiamolo, il servizio è uno dei nove strumenti che il programma ci propone.
• In altri casi nasce il desiderio di conoscere meglio la struttura e il modo in cui funziona OA al di fuori del gruppo.
• Un’altra ragione che può spingere a fare servizio a livello superiore al gruppo può essere anche il desiderio di interagire di più con le persone, dato che spesso i gruppi sono di piccole dimensioni o addirittura virtuali.
• Quest’ultima motivazione potrebbe portare a un’altra domanda: come mai chi fa parte dei gruppi virtuali di solito fa meno servizio? Si potrebbe ragionarne per un intero seminario…

La riflessione sui requisiti sembra una delle più complesse. Innanzitutto si ricorda l’importanza dello sponsor di servizio: tutti noi abbiamo la responsabilità di guidare chi ha meno esperienza e abbiamo la certezza che non saremo mai solo nel servizio. Ci sono gli incarichi di servizio per cui l’associazione ha fissato requisiti ben precisi per proteggerci dall’erratico comportamento della malattia attiva. Ci sono però anche servizi di supporto (vitali per gruppi e associazione) che richiedono una conoscenza base dei passi e delle tradizioni. Infatti, quando il servizio dona sensazioni positive, l’associazione e il nostro recupero fioriscono; quando il servizio risulta pesante, e può succedere quando non siamo ancora pronti, l’associazione e il nostro recupero ne risentono. Quello che prevale è comunque l’incoraggiamento a “osare” fare servizio, perché non solo lo sponsor ma tutta l’associazione è di sostegno e non ci lascia mai soli.

Concludendo, abbiamo notato che le paure relative al servizio sono fondamentalmente di due tipi. Alcune riguardano noi stessi e la nostra autostima, i classici “non me la sento”, “non sono ancora pronta”, ma anche “sono sempre stata disponibile in altre situazioni passate e mi sono sentito sfruttato”. A volte temiamo il servizio in sé: abbiamo timore ad assumerci una certa responsabilità o di non essere in grado di fare certe cose che il servizio richiede   come l’uso dei dispositivi elettronici – o di interagire con l’esterno come nel caso della PI. L’altra grande paura è che OA non esista più, ma anche, senza essere così drammatici, che OA non funzioni bene come dovrebbe per la mancanza di servitori.

Quindi, amiche e amici, facciamo servizio senza paura, perché ci sono due cose in gioco: il nostro recupero e il buon funzionamento di OA!

Il nostro auspicio è che si facciano altri seminari su questi temi, ma anche su altri argomenti che possono sembrare accessori ma che invece sono molto importanti per il buon funzionamento della nostra associazione e di conseguenza per il nostro fine ultimo che è quello di portare il messaggio.