
Quando sono arrivata in Overeaters Anonymous ero convinta che il problema fosse il cibo, poi ho scoperto che il problema stava nella mia totale incapacità di essere consapevole di quello che mi stava accadendo, soprattutto nei momenti emotivamente instabili. Il frigorifero e la dispensa erano diventati i miei consulenti, ma non davano grandi consigli. È lì, davanti al frigo, che si è attivata la ricerca di un modo per superare le situazioni di confusione e ho incontrato il Piano d’Azione. Ricercando e chiedendo ad altri membri ho scoperto che, nei primi anni, l’attenzione di OA si era concentrata soprattutto sui 12 passi. Ma presto ci si rese conto che serviva uno strumento pratico per tradurre il lavoro sui passi nella vita quotidiana. Tra gli anni ‘80 e ‘90 il Piano d’Azione venne riconosciuto ufficialmente come uno degli strumenti del programma. Non come una regola rigida, ma come un supporto concreto.
Cosa faccio quando sono stanca, arrabbiata o davanti a un cibo rosso? Serve un piano! Cos’è il Piano d’Azione per me? Non è una dieta punitiva o un regolamento militare, nemmeno un test di perfezione. E’ un accordo stipulato con me stessa. Una mappa per quando la mia mente va in tilt. Mi aiuta a:
– non decidere cosa mangiare mentre sono già in modalità emergenza
– non saltare le riunioni solo per questa settimana
– non isolarmi quando sto male
È semplice, ma cambia tutto perché passo dall’impulso alla scelta.
Il mio di Piano d’Azione imperfetto e assolutamente personale ha 3 facce:
– quella fisica, che prevede con un piano alimentare settimanale, la lista della spesa e gli strumenti da utilizzare (se ho voglia di mangiare fuori pasto telefono alla/o sponsor prima, non dopo, con il senso di colpa). Poi descrivo le attività in cui mi prendo cura del mio corpo.
– quella emotiva, nella quale inserisco tutte le azioni che prevedono l’interazione con altre persone, compresi riunioni OA, telefonate, sponsor e sponsorizzazione, lavoro sul decimo passo, servizio. Mi scrivo anche alcune indicazioni che non voglio dimenticare, tipo: se sono arrabbiata non vado in cucina, ma uso gli strumenti del programma; se mi sento sola chiamo un’amica/o; se sto rimuginando è tempo di scrivere.
– quella spirituale in cui ci sono meditazione, preghiera e dialogo interiore con il P.S. Questa parte è dove trovo tanta energia positiva a costo e a km zero.
E’ perfetto? No. Funziona sempre? Nemmeno. Mi salva dal caos mentale? Molto spesso sì.
Il mio Piano d’Azione è modificabile e se non funziona si aggiusta, non si butta via tutto. Quando lo seguo sto dicendo a me stessa: “Mi prendo cura di me oggi”.
Nel programma ho imparato che la mia compulsione prospera nell’improvvisazione e nella confusione. Il mio recupero ha invece come base la consapevolezza. Sorprendentemente, il frigorifero e la dispensa hanno smesso di essere i miei consulenti.