Le cinque P del recupero

SONO ANCORA QUA

E sono ancora qua, eh già! Sono ancora qui a mangiarci su, continuando a trovare scuse per il mio mangiare “troppo”. Il Primo Passo afferma: “Che alternative avevamo? Mangiare per sedare le paure, le ansietà, la rabbia, le delusioni. Mangiavamo per sfuggire alla pressione dei nostri problemi o alla noia della vita quotidiana. Procrastinavamo, nascondevamo e mangiavamo.” Ecco, io faccio proprio così. Ho delle scuse molto buone per continuare a mangiare. Continuo a mangiare e sono ancora qua, eh già! Per fortuna che sono ancora qua.

Una volta, quando ero astinente, pensavo e dicevo che non c’erano veri motivi per mangiare, nella vita tutti abbiamo dei problemi; quindi, non ci possono essere ragioni per mangiare, ma solo scuse. E adesso che ci sono dentro in pieno, continuo a scusarmi: la mia vita è troppo dura, ho troppi problemi, non ce la posso fare senza il conforto del cibo. E così continuo a ingozzarmi, a soffocare e cercare di coprire con più cibo di quello che mi serve per vivere. Mi rendo conto di quante maschere porto per poter vivere con il cibo in eccesso, forse proprio dovute alla mancanza di lucidità conseguente al cibo in eccesso. La maschera della brava bambina, sempre pronta, disponibile ad aiutare tutti, a disposizione dei desideri degli altri. E intanto ingoio, ingoio e ingoio perché non riesco a pensare a me stessa e a dire no quando vorrei dire no, né a esprimere le mie esigenze. La maschera che si adatta a seconda di chi mi sta davanti. Dov’è finita la vera me stessa? Ammesso che io sappia chi è la vera me stessa. Mi sento come un camaleonte che si deve adattare in base alle esigenze dell’ambiente. Solo che lui lo fa per sopravvivere, invece a me questa cosa porta a una morte interiore, la morte della vera me stessa, mentre continuo a recitare la parte della compiacente, che deve piacere alla società e agli altri.
Vorrei urlare e dire: “Ci sono anch’io, anch’io con la mia malattia che ha bisogno di cure, con le mie altre necessità, esigenze, per non parlare del dolore, della delusione, del dispiacere che mi distrugge il cuore”.

Eh no, le cose non stanno andando come avrei voluto. La mia vita e la vita dei miei figli non vanno come io desideravo che andassero. E allora se le cose non vanno come dico io, ecco che la mia soluzione o, meglio, la soluzione pronta che scaturisce dalla malattia, è quella di coprire tutto con il cibo. Così la mente non pensa, il cuore soffre di meno, il corpo è più stanco e dormo di più. In realtà queste sono solo le illusioni della malattia, perché poi arriva la depressione, l’angoscia per quello che mi sto facendo e perché sicuramente ingrasserò, l’ossessione per la dieta e il dimagrimento, la sensazione che la mia vita sia un disastro. E non è proprio questa la vita che voglio per me.
Sono impotente di fronte al cibo, non vinco io, vince lui. Sono impotente di fronte agli altri, non posso fare sì che le vite degli altri vadano come io desidero (o meglio, che il mio ego desidera), anche se sono le vite dei miei figli.
Il cibo non è mai una soluzione. Io lo so bene qual è la soluzione. C’è un PS che può fare per me ciò che io non posso fare da sola. E ci sono tante cose che io posso fare ogni giorno. Vivere solamente 24 ore alla volta, per esempio, o un’ora alla volta o un minuto alla volta senza cibo in eccesso e con il mio PS nel cuore che non si allontana mai.

Una bella paginetta del Voci di Recupero parla di praticare le 5 P: pratica, preghiera, perseveranza, pazienza e progresso. Le ho spesso ignorate queste 5 P, pensando a qualcosa di sciocco e inutile. Riflettendoci bene mi rendo conto che per oggi posso vivere secondo questi nobili principi.
Pratica: ho bisogno di praticare il programma, lavorando sui Passi ogni giorno. Dopo tanti anni, ho ricominciato il lavoro leggendo, rileggendo e riflettendo su ogni riga dei primi tre Passi del nostro 12&12. Rispondo anche per iscritto alle domande del Quaderno di Lavoro, che mi stanno aiutando moltissimo a capire la malattia e a capire cosa non sta funzionando.
Preghiera: posso continuare a pregare durante le mie 24 ore con le preghiere del programma che conosco (Preghiere del Terzo, Settimo e Undicesimo Passo, Preghiera della Serenità) e con le preghiere della mia religione.
Perseveranza: posso continuare a fare ciò che mi fa stare bene (uso degli strumenti). Non demordo, nonostante le mie scivolate col cibo. Ogni giorno mi alzo e faccio tutte le azioni che mi fanno sentire un po’ di pace e serenità. Così sento la speranza di potercela fare.
Pazienza: con l’aiuto del mio PS posso ricevere il dono della pazienza, necessaria se voglio arrivare al recupero. Le cose non arrivano a comando, quando lo voglio io. Arrivano piano piano se io do tempo al tempo. Forse c’è qualcosa che devo ancora cambiare.
Progresso: per oggi mi aspetto di fare solo un piccolo passettino in avanti, non posso fare troppi passi tutti insieme. L’importante è che io vada avanti anche solo un pochino, per esempio per oggi posso lasciare quel cibo e quel comportamento che mi creano compulsione. E cosa più importante, ho bisogno di riconoscere i progressi che faccio, anche se sono piccoli progressi.
Dopo tanti anni, sono ancora qua, lo so che non si guarisce dalla malattia, ma per oggi posso fare qualcosa, delle piccole cose ricordandomi sempre che io non posso, Dio può, lascerò fare a Dio. Sono perfettamente consapevole che ci sono in me tante cose che ancora vanno cambiate: prima di tutto, ho bisogno di fare pace con me stessa e cominciare ad amarmi e accettarmi per quella che sono, ma soprattutto cominciare a vivere essendo me stessa e vivendo come ritengo giusto vivere la mia vita. Sono stanca di vivere la mia vita secondo canoni predisposti da altri o dalla società. Ho bisogno di sentirmi libera e in pace con me stessa e il mondo.

NUMERO VERDE 800.090.151