
Tangenziale di Napoli: il traffico era disarmante! Una marea di ambulanze e macchine della polizia si facevano largo con le sirene, il loro suono era decisamente invadente e irritante. Mettiamo della musica per passare il tempo.
Io e S. stiamo raggiungendo N. per andare a vedere la sede che ospiterà il nostro nuovo gruppo OA. Ci abbiamo messo 2 ore per arrivare!
La chiesa di San Vitale, a Fuorigrotta, è stupenda. Avevamo appuntamento con un AA, che, troppo tardi, ci ha detto che non sarebbe venuto.
“Facciamo parte della fratellanza dei 12 passi, qualcuno può riceverci?”. Niente. Nessuno.
Ci riprova N. la mattina seguente. Ancora niente, ancora nessuno.
Decidiamo di andare a Napoli centro, e fare il giro di tutte le chiese che avessimo visto.
Io e S. saliamo quindi di nuovo in macchina, passa un’ambulanza: “Queste sirene ci perseguitano”, dico. Abbiamo appena parcheggiato quando S. riceve una chiamata dall’AA che ci aveva dato buca il giorno prima. Che tempismo! Le dice di andare alla Chiesa dei Turchini, vicino a via Medina, poiché in passato qualche fratellanza si era incontrata lì.
La Chiesa della Pietà dei Turchini è la chiesa dei devoti alla Madonna dei Nodi. Quando entri, in fondo a sinistra, è presente una teca con dei fazzoletti di carta annodati nei quali sono scritte le preghiere dei credenti: ogni tot vengono simbolicamente bruciati e, le preghiere, affidate alla Madonna. S. conosceva già questa pratica; io non sono credente, ma credo profondamente nella pratica della preghiera.
“Facciamo parte della fratellanza dei 12 passi, qualcuno può riceverci?” Ci dicono di attendere. Nel frattempo andiamo a mettere nella teca i nostri nodi: “Voglio sciogliere le mie dipendenze”, scrivo. “Voglio che venga aperto un gruppo OA a Napoli” scrive S.
Ci riceve il parroco, gli parliamo di OA. Ci dice che dal prossimo martedì possiamo cominciare. Io e S. ci guardiamo con gli occhi lucidi, stavamo provando un entusiasmo che avremmo voluto esprimere urlando e saltellando, ma che teniamo a bada, mentre il parroco ci mostra la stanza in cui avremmo potuto svolgere le nostre riunioni. Prima di uscire dalla chiesa, diciamo una preghiera e ci precipitiamo nel primo bar per avvisare le altre. Facciamo una videochiamata, risponde anche chi era al lavoro, la speranza era veramente tanta!
“E mo’ come ci chiamiamo?” Pensiamo a Parthenope, la leggendaria sirena il cui spirito anima la nostra città. “Le sirene sono il simbolo della dipendenza” dice S. Scoppio a piangere: in tanti movimenti spirituali (legati a Napoli) che ho frequentato quando vivevo a Roma, era uscito fuori il simbolo delle sirene. Le ho viste durante le mie meditazioni, sono comparse nelle mie costellazioni familiari… non capivo cosa le mie guide volessero dirmi, perché ero ossessionata dalle sirene? Le sirene mi stavano veramente perseguitando! Ma nel momento in cui S. ha pronunciato quelle parole, ho capito che dovevo essere lì, a fare esattamente quello che stavo facendo: guarire la mia dipendenza! Era un miracolo, un perfetto incastro di flussi energetici e coincidenze che stavano confluendo in un’azione molto semplice: creare un gruppo a Napoli. Sì, lo abbiamo chiamato “Le sirene”, un po’ per rivendicare le nostre radici – che si sa, noi napoletani sentiamo forte il senso di appartenenza – un po’ per ricordarci che non abbiamo nessun potere di fronte al cibo.
Questo piccolo gruppo, ad oggi, fa qualcosa di molto grande: dona spazio a chi ha bisogno di recuperarsi dal mangiare compulsivo, accoglie chi ne ha bisogno e propaga amore. Speriamo cresca sempre di più e che sia d’ispirazione per chiunque abbia in mente di metterne su uno.
Grazie amici, grazie OA.